bellezza-libertà

2009年11月6日

bellezza_libertà

Il kanji del mio nome

2009年8月5日

longevità e cielo

Shodou

2009年8月5日

shodou

Proteggere_mamoru

2009年8月1日

proteggere

Il pennello (bi / fude)

2009年8月1日

 

fudex

Esistono numerose varietà di pennelli, che devono rispondere ad esigenze diverse: la forma di scrittura prescelta, le dimensioni dei caratteri da eseguire, lo stile, l’abilità e le preferenze del calligrafo.
Le loro caratteristiche variano in base alla forma, ai materiali e alle dimensioni. Una particolare importanza è attribuita ai tipi di setole di cui sono composti, che si possono grosso modo suddividere in:
- setole rigide kōgō (cavallo, daino, tasso, volpe, coniglio)
- setole morbide nangō (capra)
- setole miste rigide-morbide kengō.
La differente proporzione tra la lunghezza e il diametro delle setole può incidere parecchio sui risultati che si desidera ottenere. Ad esempio quelli che si presentano con una punta piuttosto corta sono adatti alla scrittura nella forma  (lishu / reisho), mentre quelli con la punta allungata e il diametro piuttosto ridotto sono prevalentemente usati per la scrittura nella forma  (caoshu / sōsho). La leggenda attribuisce a Meng Tian, verso il 250 a.C., l’invenzione del pennello in pelo di cammello. È probabile che il suo fu piuttosto un adattamento o un affinamento di uno strumento già esistente. L’archeologia infatti ci mostra che già nel secondo millennio a.C. erano presenti strumenti in peli animali montati su bastoncini, sicuramente usati per decorare le ceramiche. Nel corso dei secoli la produzione di pennelli si affinò parecchio raggiungendo una complessità e una cura notevoli negli esemplari di qualità superiore.

Per ottenere una corretta elasticità, permettere un forte assorbimento dell’inchiostro e un suo ben dosato rilascio sulla carta i migliori pennelli sono composti da più strati concentrici di peli di lunghezza differente, disposti attorno a un nucleo centrale che funge da serbatoio. Questa caratteristica, che li differenzia dai pennelli usati in pittura in Occidente, permette una differenziata modulazione del tratto e la scrittura di più caratteri senza dover ricorrere continuamente all’assorbimento di nuovo inchiostro.

 

hannyashingyo-furigana

L’Hannya shingyō, noto in italiano come “Sutra del cuore”, appartiene al canone della Perfezione della Saggezza, composto da circa centomila versi, ed è un conciso testo — 14 versi in sanscrito, 260 caratteri nella versione cinese più diffusa — che racchiude l’essenza dell’insegnamento del buddhismo mahayana.
Composto in India intorno al IV secolo dopo Cristo, è un testo fondamentale, studiato e recitato in ambito zen e tibetano e un po’ in tutta l’Asia Orientale. È considerato estremamente significativo anche dalla scuola shingon giapponese, il cui fondatore, Kūkai, ne scrisse un commento.
’Hannya shingyō viene quotidianamente recitato alla fine delle sessioni di zazen e lo si può considerare uno dei testi principali a cui si riferiscono tutte le scuole zen.
Recitare l’Hannya shingyō è segno di devozione e genera “meriti”.
La pratica calligrafica legata alla sua scrittura costituisce quasi una “disciplina” specifica, a cui si dedicano con regolarità numerosi calligrafi, unendo nella sua esecuzione la ricerca di affinamento tecnico e stilistico ai principi espressi nel testo.

L’Hannya shingyō in italiano
Immerso nella saggezza suprema davanti a monaci e bodhisattva riuniti, Kannon (Avalokitesvara) bodhisattva della compassione, risponde all’allievo Shariputra insegnando la dottrina del vuoto.
Oh Shariputra, la forma non è che vuoto, il vuoto non è che forma;
ciò che è forma è vuoto, ciò che è vuoto è forma;
lo stesso è per sensazione, percezione, discriminazione e coscienza.
Tutte le cose sono vuote apparizioni, Shariputra.
Non sono nate, non sono distrutte, non sono macchiate, non sono pure;
non aumentano e non decrescono.
Perciò nella vacuità non c’è forma né sensazione, né percezione, né discriminazione, né coscienza;
Non ci sono occhi né orecchi, naso, lingua, corpo, mente;
Non ci sono forma né suono, odore, gusto, tatto, oggetti;
né c’è un regno del vedere,
e così via fino ad arrivare a nessun regno della coscienza;
non vi è conoscenza, né ignoranza,
né fine della conoscenza, né fine dell’ignoranza,
e così via fino ad arrivare a né vecchiaia né morte;
né estinzione di vecchiaia e morte;
non c’è sofferenza, karma, estinzione, via;
non c’è saggezza né realizzazione.
Dal momento che non si ha nulla da conseguire, si è un bodhisattva.
Poiché ci si è interamente affidati alla prajna paramita,
la mente non conosce ostacoli;
dal momento che la mente non conosce ostacoli
non si conosce la paura, si è oltre il pensiero illusorio,
e si raggiunge il Nirvana.
Poiché tutti i Buddha
del passato, del presente e del futuro
si affidano interamente alla prajna paramita, conseguono la suprema illuminazione.
Sappi dunque che la prajna paramita è il grande mantra,
il mantra più alto,
il mantra supremo e incomparabile,
capace di placare ogni sofferenza.
Ciò è vero.
Non è falso.
Perciò io recito il mantra della prajna paramita,
Che dice:
Gate, gate, paragate, parasamgate, bodhi, svaha!
(andate, andate, andate insieme all’altra sponda, completamente sull’altra sponda, benvenuto risveglio!)

SeiShisuka_tranquillità

2009年7月28日

seishizuka

Tai_calma

2009年7月28日

tai

Ume_pruno

2009年7月28日

ume

Masu (hiragana)

2009年7月28日

Masu